Il sacco di Milano

Domenica il centro di Milano viene devastato e molti negozi saccheggiati da gruppi di ragazzi vestiti di nero, il volto coperto da passamontagna, cappucci, maschere, che li rendono irriconoscibili. Si tratta di un fenomeno che si manifesta nella sua pienezza solo adesso, ma non è nuovo, è stato invece misconosciuto, opportunamente celato, propagandisticamente spacciato per espressione violenta di gruppi appartenenti alla sinistra. Risulta però immediatamente evidente che gli atti vandalici non hanno caratteri ideologici, motivazioni politiche, espressione di istanze o rivendicazioni, per l’assenza di insegne, bandiere di partito, striscioni, cartelli esplicativi. Si è trattato di atti di violenza pura, i cui moventi e i cui fini devono essere necessariamente indagati, se non altro per trovare i giusti rimedi, dato che siamo tutti d’accordo che saccheggiare negozi e devastare città non è proprio fra le cose più salutari per la convivenza civile e pacifica. Chi sono dunque gli attori e cosa intendono far sapere agli spettatori con la rappresentazione andata in scena?

Età. Secondo i dati emersi dai fermi e dalle identificazioni effettuate dalle forze dell’ordine e diffuse dalla questura, la quasi totalità dei ragazzi che hanno vandalizzato la città è minorenne (220 su 271 fermati), moltissimi i ragazzi sotto i 14 anni, vi sono addirittura bambini di 11 – 12 anni. I pochi maggiorenni hanno 18/19 anni.

Nazionalità. Secondo le stesse fonti, tra i gruppi violenti vi è una forte componente di italiani di seconda generazione, figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, l’effettivo numero non è tuttavia precisato; allo stesso modo non è dato sapere quanti siano gli italiani autoctoni; di sicuro, circa un quarto dei fermati sono di cittadinanza straniera (60 dei 271).

Provenienza. Una gran parte dei giovani proviene dalla periferia milanese. Tuttavia, vi è una quota di appartenenti alla classe media ed alla borghesia della città. La quota di ragazzi residenti a Milano risiede principalmente in quartieri popolari e in complessi di edilizia pubblica. Sono contesti di forte marginalizzazione, di fragilità economica e sociale, di periferie degradate e povere. Ma sono i comuni della cintura metropolitana e le province limitrofe a farla da padrone: il numero maggiore dei giovani identificati non abita infatti a Milano. Sono arrivati in città in treno, dall’hinterland milanese, immensa periferia, anonima, invisibile.

Ruolo dei social. Il giorno precedente gli atti vandalici (sabato) era andata in scena, organizzata da studenti universitari e giovani lavoratori precari, una pacifica manifestazione intesa a denunciare alcune problematiche che affliggono le nuove generazioni: carovita, inflazione, emergenza abitativa e bassi salari; non erano estranee anche istanze pacifiste. La manifestazione è stata oscurata da violenze compiute da bande giovanili. L’effetto emulazione generato dai video postati sui social è stato il detonatore delle scorribande della domenica, la cui genesi spontanea è stata favorita dalla diffusione rapidissima delle immagini sui canali preferiti dai giovanissimi, TikTok in primis a quanto si dice, e poi Instagram,  Telegram, You Tube … Spinti dalla forza del branco, dal desiderio di partecipare alla devastazione della città simbolo della ricchezza e del consumismo, dalla suggestione di un saccheggio collettivo delle sue vetrine di lusso, i ragazzi si sono precipitati in massa nelle vie del centro.

(continua)

cittadiniditalia, 22 ottobre 2026, 166°unitàditalia