Il sacco di Milano – cosa fare?

Come bisogna dunque procedere per ridare speranza alle nuove generazioni e, come sottoprodotto, evitare che si ripresentino conflitti sociali che possono sfociare in atti di vandalismo e saccheggio come quelli andati in scena a Milano? Affrontare in breve spazio queste tematiche è naturalmente impossibile e per approfondirne ogni aspetto servirebbero interi volumi e concorso di esperti. Presento qui una breve sintesi, a mo’ di promemoria, delle azioni che si possono implementare, rimandando un’analisi dettagliata al momento opportuno. Le parole d’ordine sono Integrazione, Scuola, Socializzazione, Lavoro, contrasto alla Povertà. Potrà sembrerà quella che segue una lista della spesa, un elenco salviniano se volete, della cui sintassi inconsapevolmente pur mi approprio, ma è una lenzuolata (par condicio) che dà perlomeno l’idea della montagna di cose che ci sono da fare.

Scuola. Restituire autorevolezza ai docenti, attraverso la valorizzazione della professione di insegnante, da ottenere con corposi aumenti retributivi e l’introduzione di percorsi di carriera legati al merito, alla formazione continua e alle responsabilità assunte nella scuola. E’ necessaria una formazione psico-pedagogica continua, cosa che a dire il vero si è iniziato a fare con i percorsi abilitanti da poco introdotti: gli insegnanti devono acquisire competenze relazionali al fine della comprensione della psicologia dell’età evolutiva e le nuove forme di disagio sociale. Fondamentale riaffermare che gli insegnanti sono pubblici ufficiali: lo Stato offra tutela giuridica gratuita per garantire il pieno sostegno legale ed istituzionale ai docenti nei casi di contenziosi o di aggressioni verbali o fisiche da parte di studenti o delle famiglie degli studenti. Definire e distinguere chiaramente il ruolo e l’ambito operativo dei genitori dentro la scuola, escludendo tassativamente ogni ingerenza nelle valutazioni didattiche e disciplinari, funzione esclusiva ed insindacabile, a meno di gravi motivi preventivamente identificati, del corpo docente. Le classi siano meno affollate. Prolungare il tempo scolastico, tempo pieno nella scuola primaria, ampliare l’offerta pomeridiana nella scuola secondaria con attività sportive, teatrali, musicali e culturali. Intervenire sull’edilizia scolastica. Gli edifici scolastici sono molto spesso fatiscenti, inospitali, inadeguati, immagini del degrado della scuola, scoraggiano ogni residua velleità di conoscenza degli studenti. Azzerare il precariato. La maggior parte degli insegnanti sono giovani laureati, carichi di entusiasmo e all’apice delle conoscenze teoriche, che si vedono sfruttati, sottopagati, reietti, relegati ai margini dell’istituzione che vorrebbero servire, costretti per anni a brevi supplenze e deprimenti intervalli di attesa senza un contratto stabile, mentre si scolorano nel tempo prospettive sogni preparazione. I nuovi docenti siano selezionati ed assunti attraverso un’attività di tutoraggio della durata di un anno immediatamente successiva al corso di laurea, ed impiegati stabilmente nella scuola fin da subito se giudicati meritevoli ed idonei dal collegio docenti della scuola di formazione, con contratto a tempo indeterminato. Assicurare la continuità didattica, coprire la cattedra per l’intero anno scolastico, e a partire dal primo giorno di scuola a settembre. Per i fini educativi, non c’è niente di peggio per gli studenti del vedersi succedere insegnanti supplenti, uno dopo l’altro senza continuità didattica, la cui mancanza di autorevolezza è scritta nel dna stesso dell’istituto della supplenza. Gli insegnanti siano sgravati dalle attività burocratiche, affidate a quadri amministrativi, ai giovani laureati in fase di tutoraggio, ai docenti con numerosissimi anni di servizio che ne facciano esplicita richiesta.

Socializzazione. Le scuole siano aperte oltre l’orario curricolare. Gli edifici siano trasformati in centri civici di quartiere, attivi il pomeriggio, la sera e nei fine settimana con laboratori artistici, musicali, di supporto allo studio, palestre e campi da gioco esistenti aperti per le attività sportive ed il gioco. Avviare programmi di rigenerazione urbana, coinvolgendo direttamente i giovani residenti nella riqualificazione degli spazi pubblici del quartiere, dando loro la responsabilità di immaginare e curare i propri luoghi di vita, al fine di ridurre il sentimento di estraneità nei confronti di quelli ed aumentarne al contrario il senso di appartenenza. Creare e finanziare centri di incontro e di aggregazione giovanile, ovvero ‘centri giovani’ multifunzionali (non esistono già forse i ‘centri anziani’?), dotati di sale lettura, sale giochi, aule per incontri e dibattiti, bar. Siano questi spazi autogestiti o co-gestiti. Immaginare un’urbanistica inclusiva, che elimini l’isolamento fisico delle periferie e dell’hinterland dormitorio, migliorando i trasporti pubblici, dotando i quartieri residenziali di centri sportivi a gestione comunale e ad accesso gratuito o facilitato, costruendo teatri. Sono necessari presidi sociali, costituiti da equipe di educatori professionali e psicologi, che incontrino i ragazzi nei loro luoghi di ritrovo abituali, che facciano da trait d’union con la società e le istituzioni, al fine di costruire relazioni di fiducia, individuare le situazioni critiche, canalizzare il disagio prima che sfoci in devianza, aiutare i ragazzi a elaborare l’ansia per il futuro e il senso di isolamento o marginalizzazione.

Inclusione economica e contrasto alla povertà. Potenziare i servizi di orientamento al lavoro specifici per i giovani che non studiano e non lavorano (NEET), offrendo tirocini ed apprendistato retribuiti, percorsi formativi per le professioni introvabili, manuali o tecniche, di cui c’è grande carenza sul mercato del lavoro, idraulici, elettricisti, meccanici, edili,  autisti di mezzi pubblici, tecnici informatici, agricoltori … Sostenere le famiglie povere e vulnerabili mediante piani di edilizia pubblica, assegni economici, indennità di disoccupazione, elevazione della soglia di imponibilità fiscale e/o sgravi fiscali, bonus utenze, contributi per l’affitto, accesso facilitato ai servizi per l’infanzia, mezzi pubblici gratuiti.

Integrazione. Indispensabile per la coesione sociale e la partecipazione alla vita democratica del paese è l’integrazione a tutti gli effetti (istituzionale, culturale, economica, parità di diritti) degli stranieri immigrati e degli italiani di seconda generazione. Riconoscere la cittadinanza italiana ai nati in Italia da cittadini stranieri (ius soli) o, in alternativa (ius scholae), ai minori nati in Italia oppure arrivati come minori che abbiano completato almeno il ciclo della scuola primaria (elementari) o secondaria di primo grado (medie). Snellire le procedure per il rilascio e il rinnovo dei documenti dei minori e dei giovani adulti, evitando interruzioni di status giuridico che bloccano l’accesso a borse di studio, gite scolastiche all’estero, concorsi pubblici o attività sportive agonistiche. L’insegnamento della lingua italiana agli immigrati adulti deve essere reso obbligatorio e gratuito, inserito in un percorso di scolarizzazione e formazione, con particolare focus sulla Costituzione e le leggi vigenti in Italia, la comprensione dei propri diritti e doveri, la conoscenza del mondo del lavoro, lo studio della storia, della cultura, sul modello delle 150 ore introdotte negli anni 70, strumento di integrazione, emancipazione e riscatto sociale dei lavoratori. Al termine sia concessa la cittadinanza italiana senza indugio. Assicurare un alloggio dignitoso agli immigrati e alle loro famiglie. Attivare politiche di inserimento nel mondo del lavoro attraverso un’adeguata formazione professionale e centri di collocamento.

(fine)

cittadiniditalia, 28 ottobre 2026, 166°unitàditalia

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