Partenza da Colico, spiaggia Ontano. Vi si accede dalla via Montecchio Nord, all’altezza di un’area camper, dove appunto campeggia sopra le teste un ampio cartello di ispirazione autostradale recante su sfondo bianco la scritta ‘Sentiero Valtellina’ e i logo degli sponsor. Eccetto i primi metri lungo la riva del lago (di Como), questo tratto è sterrato. Un lungo drittone corre parallelo al fiume Adda, che scorre alla sinistra della pista sterrata, mentre a destra si trova un allevamento di cavalli. Al termine del rettilineo, in discesa, si passa sotto la statale 36 e immediatamente dopo si volta a destra, dove un tornantino immette su una breve rampa, a fianco di una casa abbandonata. Questo è uno dei punti critici del percorso. Prestare molta attenzione per evitare di finire sulla statale che si trova proprio di fronte a pochi metri. Scendere dalla bicicletta ed infilarsi a destra in uno stretto passaggio protetti dal guardrail. Si percorre a piedi il ponte sul fiume Adda, evitando la pericolosissima sede stradale. Non si deve comunque abbassare la guardia perché il passaggio è veramente stretto: è buona norma tenere d’occhio la strada, non sbracciarsi, muoversi in fretta e non perdere tempo a guardare la cerulea Adda. Superato il fiume, il guardrail obbliga a svoltare a destra, e in lieve discesa si imbocca un sentierino, poco più di una traccia nell’erba, che corre lungo l’argine settentrionale del corso d’acqua per circa 800 metri, fino a una brusca svolta a sinistra, che permette la discesa dall’argine. Dopo una ‘esse’ fra alberi il sentiero si allarga in una strada agricola, che dopo breve tratto diventa asfaltata, passando fra alcune case (località Pontaccio). Da qui in avanti si attraversa l’abitato di Nuova Olonio, il percorso perde temporaneamente ogni interesse paesaggistico e tutti gli intenti ricreativi, ricompariranno al lago di Mezzola. Si dovrà invece rimanere concentrati sul traffico stradale, cercando nello stesso tempo di distogliere lo sguardo dai manufatti edilizi, anonimi e disposti caoticamente sulla piana. Si arriva ad un incrocio a T. Si svolta a destra in via della Torre (traffico promiscuo, attenzione). La si percorre per 200 metri, poi si prende la prima a sinistra, via Vanoni. Questa strada ha una pseudo-pista ciclabile, da condividere con i pedoni, ed una intersezione da attraversare con molta cautela, a maggior ragione per la vicinanza di una poco rassicurante agenzia di pompe funebri. La via e la pseudo-ciclabile terminano con un’intersezione a T su via Guanella, che si percorre verso desta per alcune decine di metri, quindi si svolta a sinistra sulla provinciale 4, via Valeriana che, a dispetto del nome, viene percorsa ad andatura allegra dai veicoli a motore, nonostante un autovelox tarato sui 50 km (ma funzionano sti aggeggi?). Cinquecento metri di sofferenza e di massima attenzione prima di arrivare ad una rotonda assai complessa, che alleggerisce il traffico della statale dello Spluga. Questo è un secondo punto critico. Superata la rotonda, conducendo la bici a piedi e con grandissima prudenza si attraversa la strada statale su strisce pedonali raggiungendo l’opposto marciapiede. Lo si percorre ritornando verso la rotonda, ovvero in direzione Colico, e con leggera curvatura a destra ci si ritrova su via Regina. Si rimonta in sella abbandonando il marciapiede, in vista di un vicino passaggio a livello. Appena dopo i binari si svolta a destra su via Casello Sette, strada in asfalto, che si snoda per circa 2 km tra la ferrovia Colico-Chiavenna con la stazione di Dubino a destra e l’attraente riserva naturale del Pian di Spagna alla sinistra. D’ora in avanti la vista sui monti si apre e lo spettacolo è magnifico. Prima però di abbandonarsi alla contemplazione del paesaggio, bisogna mantenere ancora desta l’attenzione sui mezzi a motore, data la promiscuità della strada, finchè non si giunga davanti ad un secondo passaggio a livello, da non superare assolutamente. Proprio in corrispondenza della sbarra di arresto infatti, sulla sinistra, si noterà un viottolo asfaltato in lieve invitante discesa, ed al suo abbrivio un minuscolo cartello a forma di freccia a sfondo marrone scuro con l’agognata scritta ‘Colico Chiavenna’. Si tratta proprio della ciclabile della Valchiavenna, segnavia 17. Ora il percorso si snoda più sicuro e con minori incertezze. Un sottopassaggio con successiva rampa immette sulla via Quatrass (traffico promiscuo), si costeggiare il lago di Mezzola, si attraversano i binari di una ferrovia in disuso, una galleria (galleria di Mina), si raggiunge in declivio il romantico lungolago di Verceia. Par di toccare con mano il lago, che solo un filare di pioppi separa dalla stretta strada, pavimentata con sampietrini. Al termine si svolta decisamente a destra, con breve salitella si giunge ad uno stop davanti alla solita ferrovia e ad un nuovo passaggio a livello. Senza attraversarlo, si imbocca a sinistra uno stradello promiscuo (via degli Emigranti) che corre parallelo alla strada ferrata e, divenuto solo ciclabile, prosegue con una passerella sul torrente Ratti, poi piega bruscamente a gomito a sinistra degradando verso il lago, fa un tornante verso destra, ritorna promiscuo col nome di via Walter Corti, quindi di nuovo ciclabile, poi ancora promiscuo (via al Sasso), regalando uno splendido scorcio sul lago di Novate. La carreggiata si restringe via via, una breve discesa conduce di slancio contro la facciata di una casa, si evita l’impatto frenando da lontano ed anticipando mentalmente il cambio di direzione verso destra, per dove si sottopassa la nostra ferrovia. Circa cento metri dopo si ripassa nuovamente e per l’ultima volta la ferrovia sottopassando verso sinistra, in corrispondenza di un cartello di divieto di transito, esenti pedoni e biciclette. Ci si trova su uno stradello, via Lungolago, da percorrere con prudenza, a causa degli sbocchi di veicoli provenienti da destra rispetto al senso di marcia, e diretti alle rade abitazioni sul lato opposto. Una passerella ciclopedonale permette di superare il greto del Torrente Codera e di raggiungere l’ampio e panoramico Lido di Novate. Qui si abbandona la via Lungolago svoltando a sinistra (cartelli) in direzione del lago e percorsi pochi metri si imbocca a destra una pista ciclabile, che tra una fitta vegetazione, aree picnic ed un ultimo scorcio sullo specchio d’acqua, porta in località Giumello, nel comune di Samolaco. Un ultimo tratto ciclabile in asfalto fiancheggiato da un filare di abeti, dopo curva finale a sinistra e ponte su un canale d’acqua, va incontro ad una fine brutale contro un muretto in cemento. Lo si evita opportunamente e si prosegue diritti fra campi su via Giumello, sinuosa, frequentata da mezzi a motore. Al bivio si tiene la sinistra, via Baldirone. Inizialmente rurale ed isolata la strada diventa infine sconnessa, polverosa, infida, per il passaggio di camion provenienti o diretti ad una cava adiacente. Al suo termine, prima che si immetta su una strada provinciale, si prosegue diritti su una inattesa e liberatoria pista asfaltata, che prende il nome di ‘ciclabile Cristoforo Colombo’, dall’omonimo esploratore, e che corre sull’argine del fiume Mera. Ora il percorso è facile e rigenerante, un lungo rettilineo fino alle porte di Chiavenna, interrotto di tanto in tanto da intersezioni su cui occorre comunque vigilare. Un primo pericoloso incrocio non segnalato interseca la ‘Cristoforo Colombo’ con l’accesso ad una seconda cava adiacente il fiume. Si sottopassa il cavalcavia della strada provinciale intravista sopra. Subito dopo si rimanga sull’argine, dove la ‘Colombo’ si trasforma in sterrato. Un nuovo incrocio con la provinciale, anche questo non segnalato, dà accesso ad una nuova ciclabile, che corre a fianco del Mera, e che porta il nome di ‘Marco Polo’, finalmente bella, asfaltata, pedalabile, panoramica, in lievissima salita. Raggiunta una nuova intersezione con la strada provinciale, la si supera in sicurezza mediante un sottopassaggio, il cui imbocco è poco visibile una trentina di metri prima dell’incrocio, sulla destra. Quando si emerge al di là della provinciale, non seguire i cartelli che indicano a destra la ‘Variante Prata Camportaccio’, ma rimontare a sinistra in direzione dell’incrocio appena superato, ed arrivati alla strada, piegare a destra seguendo la cartellonistica della ciclabile, percorrere il ponte sul Mera sulla corsia riservata ed al suo termine voltare a destra riprendendo il sicuro segnavia 17, ciclabile della Valchiavenna. Siamo nel comune di Gordona, la strada ora riprende a salire con più decisione, sinuosa, alternando piccoli boschi a campi coltivati e a pascoli. Si supera una deviazione per Gordona, si sottopassa la strada che conduce al borgo di Mese. Si giunge infine alla scenografica passerella ciclopedonale ad arco sul fiume Liro, che immette nell’abitato di Chiavenna.
cittadiniditalia, 31 ottobre 2026, 166°unitàditalia
