In Italia le temperature massime medie nelle estati degli ultimi trent’anni sono aumentate di quasi tre gradi (2,93) e le minime di oltre due gradi (2,39). E certo, senza scomodare la a volte scomoda realtà, tutti ammettono che oggi fa più caldo di una volta.
La cosa più stupefacente e paradossale del gran caldo di questa estate è che se ne parla in modo così superficiale: il caldo non riscalda, non accende gli animi, non fa discutere. La fiera del peperoncino o della maglia ad uncinetto susciterebbe un uguale disinteresse. Un bollettino dell’emergenza, un servizio del TG, i turisti che trovano refrigerio nelle fontane cittadine, un ventaglio di raccomandazioni trite e ritrite che anche i sassi le sanno, quanti morti sono previste dall’OMS nel mondo e in Europa per il caldo, ma il ministro assicura che in Italia non c’è nessun picco di mortalità per questa ragione. Sembriamo assuefatti, impotenti, rassegnati, indifferenti. Il caldo estremo è ineluttabile, non possiamo farci niente, non possiamo fuggire. Non ci interessa. Continuiamo le nostre vite, consumiamo, divertiamoci come al solito, distraiamoci. Meglio affacendarsi con leggi elettorali, elezioni presidenziali, gonfiare il petto di orgoglio nazionale, irridere inginocchiamenti, vagheggiare vanamente di razze pure e remigrazioni.
Questa assenza di consapevolezza dell’emergenza caldo è la cosa che più inquieta. Supera l’atteggiamento di chi la nega. Si è persa ogni capacità critica. Al punto in cui siamo, interrogarsi sulle cause diventa un esercizio estraneo all’intelletto dell’uomo della strada. Diceva Aristotele che il sommo del sapere è conoscere il perchè. Va bene, il saggio è diventata una persona un po’ fuori moda, radical-chic, come piace dire, ma i suoi buoni motivi il saggio ce li aveva. Indagare le cause di un fenomeno può essere un esercizio intellettuale fine a sé stesso, e qui il saggio trova senza dubbio il suo massimo godimento, ma il raggiungere la conoscenza delle cause presenta una notevole ricaduta per il comune mortale, sebbene non aspirante alla saggezza, indifferente o ignaro: poter cambiare gli effetti intervenendo sulle cause. Così avviene che solo attraverso la domanda sul perché faccia così caldo, giungiamo alle vere cause del fenomeno e possiamo individuare le soluzioni più adatte per debellarlo. Eppure nessuno se lo domanda. Vuoi vedere che tutti lo sappiano già?
Non solo il riscaldamento del pianeta è in effetti un dato introiettato e saldamente radicato nella nostra mente, ma anche le sue cause lo sono. Esclusi i negazionisti, tutti sanno bene che il riscaldamento climatico (il caldo) è dovuto all’immissione di gas serra, principalmente metano, anidride carbonica e protossido di azoto (NO2), prodotti dalle attività umane. Industrializzazione, urbanizzazione, allevamenti intensivi, deforestazione, uso di combustibili fossili, eccetera. Avendo i più la consapevolezza che queste sono le ragioni dei cambiamenti climatici, essi sono giunti alla meravigliosa conclusione che l’effetto di queste cause, il caldo torrido di questi giorni, è la diretta conseguenza dei loro (nostri) comportamenti.
Alcuni di loro, i più ‘rigorosi’, appena conosciuta la causa, hanno immediatamente senza ulteriori sforzi o complicate ricerche trovata la cura. Una terapia semplice, alla portata di tutti gli uomini e donne. Andare a piedi, in bici, usare i mezzi pubblici, lasciare a casa l’automobile ogni volta che si può, non lasciarla a motore acceso quando si scende, abbassare i condizionatori, non sparare la musica ad alto volume, spegnere le luci che non sono necessarie, fare la cottura passiva, bere l’acqua del rubinetto, comprare a km zero, mangiare meno carne, consumare di meno, acquistare solo il necessario, ridurre gli spostamenti in aereo, fare le vacanze nei paraggi e non in luoghi esotici. Longum est omnia dicere.
Altri, più incerti, intravedono sì il rimedio, ma lo temono, non è forse amara la medicina? Perchè curare un corpo apparentemente sano? Il sintomo della malattia, il caldo, se ne andrà con l’estate. Inverni più miti sono una benedizione. Difficile è rinunciare al piacere, alle comodità, al benessere acquisito. Meglio voltare la faccia, girarsi dall’altra parte, continuare il carnevale.
Vi sono quindi gli indifferenti, i menefreghisti, quelli del fin che la barca va. Sono coloro che pur percependo le cause ritengono di potersela comunque cavare, o comunque di poter continuare a far baldoria fintanto che si può. Vanno annoverati fra questi anche i negazionisti, caso estremo di chi pur avendo sotto gli occhi la causa la nega, perché interiorizzarla significherebbe dover negare il proprio stile di vita. Non potendo negare egoisticamente sé stessi negano pertanto la realtà esterna in cui vivono.
Vi sono infine i politici. Limitandoci ai governanti italiani, ciò che al momento si osserva è il tentativo di perpetuazione dei consumi e del tenore di vita attuale attraverso l’assicurazione di adeguati approvigionamenti di combustibili fossili e di futuristiche e di la da venire produzioni di energia nucleare. Essi appartengono alla categoria, che abbiamo già visto, di chi vede le cause del caldo ma non le vuole correggere perché costa troppa fatica, e quindi continua imperterrito nei propri vizi. Tuttavia, a differenza di chi gira la testa dall’altra parte, che è responsabile solo di sé stesso, essi hanno in mano la qualità di vita, per non dire la vita, di molti altri, ed è forse auspicabile aspettarsi che operino per promuovere atteggiamenti più vicini alle scelte dei cittadini che precedentemente abbiamo chiamato ‘rigorosi’.